Pubblico virtuale: l’audience ai tempi della pandemia

In assenza di spettatori in platea, organizzatori di eventi e produttori hanno fatto ricorso a soluzioni tecnologiche avanzate che permettono a un pubblico virtuale non solo di assistere, ma anche di interagire con i conduttori o i relatori sul palco

Per risolvere il problema della mancanza del pubblico, gli organizzatori di eventi e i produttori di programmi televisivi hanno tentato diverse soluzioni, più o meno riuscite. Una cosa è certa: l’assenza di una platea silenziosa o vociante, che osserva e ascolta, trattiene il fiato, commenta e interagisce, influisce sulla riuscita dell’evento stesso, che sia una partita di calcio, un convegno o uno show. Monique van Dusseldorp riporta alcuni esempi in cui il pubblico virtuale su schermo è riuscito, almeno in parte, a restituire una dimensione collettiva alla fruizione. Da prendere come spunto per l’organizzazione di eventi, anche in ambito aziendale.

Saturday Night Takeaway

Il varietà britannico Saturday Night Takeaway, curato e condotto da Anthony McPartlin e Declan Donnelly (Ant & Dec), ha utilizzato la tecnologia del “virtual seat” per ricreare l’atmosfera del pubblico in studio. Un enorme schermo ospita i volti degli spettatori, che si trovano ciascuno a casa propria. Oltre 300 salotti collegati in diretta formano questa parete virtuale. Non si tratta di una fruizione passiva: gli spettatori possono reagire e interagire con i conduttori. Da un certo punto di vista, il contatto è ancora più diretto e mirato rispetto a una situazione con pubblico in presenza. Per partecipare, bisogna compilare un form online e sperare di essere selezionati.

Even tot Hier

Anche il programma televisivo olandese Even tot Hier ha deciso di coinvolgere il pubblico tramite un video wall. Una sorta di grande meeting Zoom con una qualità maggiore, adeguata a uno studio televisivo. Il pubblico viene coinvolto direttamente partecipando a un quiz a risposta multipla. Per rispondere alle domande, si mostra un oggetto di un determinato colore. L’interazione avviene attraverso diversi espedienti. Gli spettatori vengono chiamati in causa dai conduttori, talvolta cantano, se richiesto, oppure avviano una conversazione.

Pubblico virtuale da iPad

Un altro interessante esperimento olandese ha permesso a un gruppo selezionato di spettatori di seguire uno show tramite iPad. Si tratta di Ruimte om te Raken, una serie di live performances tra musica, teatro e dibattito. Queste cinquanta persone sono state parte attiva del live, poiché i loro volti erano visibili agli artisti sul palco. Tutti gli altri, potevano semplicemente seguire la diretta streaming, ma da “invisibili”. La differenza nella fruizione è netta. Perché il livello di attenzione e di partecipazione cambia se si sa di essere visti. Proprio come accade a teatro, in uno studio televisivo o a una conferenza. Gli spettatori “devono” stare attenti. E i performer, a loro volta, percepiscono una presenza attiva. Il live, inoltre, non è una semplice ripresa da telecamera fissa. Bensì un’immersione nello studio, fluida e realizzata tramite diverse angolazioni. In questo modo, la sensazione di partecipare quasi fisicamente è ancora più realistica.

I grandi eventi con un pubblico virtuale

Tony Robbins è un life coach e formatore motivazionale statunitense. In tempi normali, riempie gli stadi con i suoi eventi di grande forza emotiva, dove la presenza fisica collettiva è tutto. Il suo primo evento virtuale ha attirato 22.500 persone da 143 Paesi. Una visuale a 360 gradi fa sì che agli spettatori, da casa, sembri di trovarsi di fronte all’oratore. Soluzioni tecnologiche basate su intelligenza artificiali e reti neurali garantiscono un’esperienza personalizzata, oltre ad un’altissima risoluzione.  Robbins può muoversi liberamente nello spazio, mentre gli schermi gli mostrano ambienti 3D dinamici che integrano la presenza del pubblico con le performance di artisti dal vivo, musica, luci ed effetti speciali.

Non solo intrattenimento: pubblico virtuale e politica

Una modalità simile alle precedenti è stata adottata già nel maggio 2020 dal presidente serbo Aleksandar Vučić, ascoltato ed applaudito da decine di persone in una sorta di discorso pubblico virtuale. Anche la politica, soprattutto, come in questo caso, in fase di campagna elettorale, ha bisogno più che mai di un pubblico. Questa è una possibile soluzione, che pur con la mediazione di uno schermo rende visibile la relazione tra oratore e cittadini.

Quella che è nata nel corso dell’ultimo anno è in conclusione una categoria completamente nuova di eventi. Che, considerandone le potenzialità, non sembra affatto destinata a concludersi con il superamento di questa situazione d’emergenza.